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CONTATTI

TESTIMONIANZE CRITICHE

Mimmo Di Benedetto
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PIETRO GARDANO "GARD"

Il segno pittorico di Pietro Gardano, nel suo disporsi rapido sulla superficie, disegna mondi immaginifici, predisponendo nuove realtà, dimensioni fantastiche in cui natura e progresso si sublimano nel colore.

Mauro Iori
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UNA TESTIMONIANZA PER PIETRO

Ho incontrato il pittore Pietro Gardano (in arte Gard) alcuni anni fa nell’Atelier office di Ermenegildo Frioni. Notai subito la sua eleganza nell’esprimersi, nei modi riservati e l’amore con cui citava alcuni Maestri moderni e contemporanei. Iniziammo a frequentarci, ma solo dal Frioni seppi che Gard dipingeva; ciò mi sorprese perché di solito noi pittori (un po’ narcisisti) dichiariamo subito questa nostra attività artistica. Nel pittore Pietro c’è questa ritrosia nel celare il proprio lavoro. Fu per me una sorpresa! Le sue opere denotavano un lavoro lungo che nascondevano l’essenza e una costruzione complessa, insieme ad energia, movimento, ritmo, a volte la tela scompigliata come da caos cosmico, a volte equilibrata dal colore pulito essenziale. Un giorno (altra sorpresa) mi mostrò un suo bellissimo telescopio e rivelò una sua passione per l’astronomia; capii ancora di più come nei suoi quadri ci sono esplosioni come la nascita di una stella ma organizzando la sua tavolozza in modo che tutto si equilibri con la sua consapevolezza  della regola della sezione aurea; determinando quella tendenza nelle sue opere ed espandersi oltre il quadro occupando lo spazio circostante. Questo mio giudizio, naturalmente parziale, credo sia ampiamente confermato da questo catalogo. Sono convinto che questa raccolta di opere scelte si arricchirà ancora di sorprese pittoriche e che gli osservatori attenti ne leggeranno le ulteriori possibilità artistiche ed emozionali che Pietro Gardano (Gard) ci riserverà nel futuro.

Gard hai ancora molte frecce nel tuo arco! Continua a sorprendermi!

Con affetto

Settembre 2015
 

Ermenegildo Frioni
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MODESTIA E TALENTO

Modestia e talento, spesso, viaggiano sullo stesso binario. Così come volontà e conoscenza. Pietro Gardano ha sempre coltivato il piacere della pittura per una intensa necessità interiore, nutrendo la sua passione attraverso la frequentazione di artisti, gallerie, mostre ed attraverso la lettura di cataloghi e riviste d’arte che ne hanno affinato il gusto e maturato lo stile. Non solo. In oltre quarant’anni di amicizia, in cui Pietro ha anche costituito la propria collezione d’arte, con le firme degli artisti a lui più cari, vari sono stati i miei tentativi e le insistenze per rendere pubblica la sua attività creativa, certo della qualità delle tante opere realizzate. Non è stato facile: solo recentemente, grazie all’approvazione ottenuta in alcune rassegne da me curate, Pietro ha reso maggiormente permeabili le mie richieste. Ecco allora il moltiplicarsi degli eventi espositivi che hanno rivelato come Pietro Gardano sia stato un vero testimone di una intensa stagione dell’arte italiana. La pittura di Pietro Gardano, in arte Gard, racchiude l’irrequieto equilibrio dell’astrazione italiana, vivificando una lezione interiore che proviene da Emilio Vedova, da Mauro Reggiani, da Giuseppe Santomaso e soprattutto da quel gruppo di artisti che a Roma avevano trovato la loro città ideale: Giulio Turcato, Antonio Sanfilippo, Carla Accardi. Da uomo del suo tempo Gard, ha saputo vedere, assimilare e interpretare. Per questo il suo lavoro appare personale e maturo, intensamente lirico e mai banale. La recente affermazione in importanti mostre, tra cui quella tenutasi al Centar Savremene Umjetnosti di Podgorica a cura dell’Ambasciata Italiana in Monenegro ed allestita in occasione della Festa della Repubblica Italiana (2 giugno 2015), aggiungono un significativo tassello al percorso espositivo di Gard. Percorso in cui mi onoro di accompagnarlo.

Marcello Palminteri
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LO SPAZIO INQUIETO

NATURA/ARCHITETTURA

Già negli anni Trenta del Novecento, la ricerca geometrica andava trovando una propria specifica definizione nelle relazioni tra spazio pittorico e spazio architettonico, confermando come l’avvicendarsi dell’idea potesse scaturire non solo dal dato naturale od emozionale ma anche - e spesso - dal reticolo essenzialmente minimale - più o meno ordinato - attraverso il quale può presentarsi una città vista dall’alto o la sequenza di facciate, stanze o pareti. O, ancora, attraverso la scomposizione e la ripartizione di spazi agricoli diversamente seminati o arati che da soli sembrano comporre uno spazio astratto intessuto di segni e colori di molteplice intensità. Il rapporto natura/architettura, nell’opera di Pietro Gardano, in arte Gard, è confermato anche dalla sequela di titoli di molte sue opere, che palesano il senso della sua ricerca, in cui è evidente la necessità non già di rappresentare il visibile, quanto piuttosto la volontà di formarlo.

RAPPRESENTARE/FORMARE

Il mio concetto di architettura abbraccia l’intero
ambiente della vita umana; non possiamo sottrarci
all’architettura, finché facciamo parte della civiltà,
poiché essa rappresenta l’insieme delle modifiche
e delle alterazioni operate sulla superficie terrestre,
in vista delle necessità umane, eccettuato il puro deserto.

William Morris
Prospects of Architecture in Civilization, 1881

Rappresentare e formare. La differenza fra i due termini svela e dà risalto alla componente architettonica del lavoro di Gard. La pittura tradizionalmente intesa e persino le correnti cubiste e futuriste, concentrano la loro attenzione sulla questione della rappresentazione. Le ricerche astratte, invece - ed in particolare quelle del secondo Novecento a cui peraltro Gard fa esplicito riferimento - si pongono fondamentalmente il problema del distacco tra oggetto e rappresentazione, caricando il manufatto artistico di nuove complessità, intrecciate nelle referenze e nelle esperienze intellettuali più disparate, dalla musica alla letteratura, dal movimento all’elettronica, fondendo talvolta in un unico piano, manualità e tecnologia, come avviene, per esempio, con le esperienze cinetiche. Gard è, del resto, artista informato e, sin dalla sua giovinezza, guarda a quanto avviene nel mondo delle arti, con interesse e curiosa attenzione, coltivando una ricerca personale e distaccata, ma con una continuità che l’insieme delle sue opere dimostra senza alcun cedimento. Pittore di signorile timidezza, sceglie l’isolamento ma, questo, non prosciugherà la sua inventiva. Ciò, è vero, lo allontana dal circuito delle rassegne, della notorietà, affidandolo al limbo dell’anonimato. Pochi amici conoscono la produzione dell’artista (tra questi Ermenegildo Frioni) e ne sono meravigliati: colpiti da una profondità di linguaggio e da una aderenza stilistica di prim’ordine. La sua storia, la sua biografia più intima (non quella esibita della carriera professionale) lo segnala romano di adozione (arriva nella capitale giovanissimo e presto eleverà il proprio domicilio al centro di Roma, nei pressi della Galleria Nazionale d’Arte Moderna), cosa che l’accumuna ai molti artisti che saranno per lui importanti modelli stilistici. Tra questi vi sono Corpora, Perilli, Turcato, Sanfilippo, Carla Accardi. Attraverso le loro opere, insieme a quelle dei molti artisti che ricadranno nel suo ampio spettro visivo e solleticheranno la sua curiosità intellettuale e attraverso le molte mostre viste, Gard apprende da un lato la componente lirica del segno, della gestualità, dall’altro il senso della concretezza dell’opera, quel concetto di forma di architettonica ascendenza per il quale dipingere diventa impegno morale di partecipazione alla realtà attraverso l’azione. La pittura diventa cioè forma nella propria reale dimensione, rappresentando se stessa in tutta la sua forza prorompente. Non rappresenta il mondo, ma inventa un mondo nuovo in cui la vicenda inventiva del secolo e dell’artista si esprime in una inquietudine che si unisce all’armonia e al rigore, perché una inquietudine fine a se stessa genera solo paure, ed è inutile se non incanalata nel grande fiume della scoperta e della conoscenza.

MODERNO/LIBERO

Il percorso creativo di Gard, sgorga nel letto della modernità, senza arenarsi nell’arido greto delle mode e di un sensazionalismo vacuo. Aderisce alle intemperie di un Novecento che rifiorisce nei tempi d’oggi (come le più recenti opere pubblicate in questo catalogo testimoniano) attraverso un dinamismo che si rinnova di opera in opera perché l’immagine non nasce dalle convenzioni ma si manifesta come il frutto di una civiltà dell’astratto che rifugge soggetti precostituiti. Per questo ogni sua opera è forma nuova, icona di un ideale di luce, lirica ed intensamente vissuta, pura per il suo essere lontana dalle imposizioni di mercato e dunque autenticamente libera. Tracciare una sintesi dell’opera di Gard, capace di svelarne l’entità, significa rintracciarne il percorso: un percorso vissuto nelle continue sollecitazioni e confronti. Una ricerca di identità in cui, opera dopo opera, il pensiero si riflette specularmente nel perimetro della tela, lì dove si concentrano moralità e progettualità insieme. E’ questa la dimensione in cui il mistero dell’arte e la definizione della forma corrono parallelamente, descrivendo, attraverso il segno, il colore e l’emozione, uno spazio inquieto.


Francesco Gallo Mazzeo
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NOVECENTISMO

Siamo nel clima che è stato fecondato a suo tempo da forti personalità, come Antonio Scordia, Toti Scialoja, Giulio Turcato, di una stagione che non può dirsi mai chiusa in quanto rappresenta una parte importante dello spirito del nostro tempo, che è quello della ricerca libera, senza un obiettivo ma con tante derive emozionali che, qui, vengono richiamate senza timori di somiglianze, ma con tante assunzioni di caratteri. Sono opere che imprigionano, si fa per dire, una forte tensione di dinamismo, dato dal susseguirsi di colpi di colore che si dispongono in rapida sequenza, dando una solida impressione di tessuto pittorico dall’importante impatto visivo, dominato da un pathos crepuscolare, che lascia indovinare le trasfigurazioni, le sovrapposizioni, asserendo una concettualità libera, capace di rispecchiare l’esigenza di confrontarsi con l’energia, con la magia dello sconfinamento etimologico, che lascia immaginare l’altro e l’altri, come avviene, sempre, quando non si seguono le linee delle vecchie mappe ma si aprono le vie dell’invenzione, dell’erraticità, che è la proiezione sulla tela del labirinto mentale, di ogni labirinto che non voglia essere compiacente messa in scena di una angusta teatralità. Segni vanno, segni vengono, con la loro corporalità cromatica che non s’atteggia ad una quiete dopo la tempesta, anzi, romanticamente insegue la tempesta, perché in essa alloggia lo spirito guerriero di chi pensa che il bello del viaggio sia il viaggio, il bello della ricerca sia la ricerca, come quid di vita.

Pasquale Lettieri
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PIETRO GARDANO

La ricerca pittorica di Pietro Gardano, in arte Gard, si sviluppa in una fusione di irrazionalità e razionalità, che si avvale di elementi scaturenti dalle suggestioni e propone una realtà che, trascendendo la stessa materia, si evolve verso un’espressività spirituale percepita con rigore più assoluto nelle stesse immagini cromatiche dall’essenza conturbante in continuo rapporto percettivo con la sua psicologia. L’opera di Gardano si fonda sul succedersi scandagliato delle tramature di colore, più o meno ordinate, passando da una prevalente attitudine di ricerca, nell’ordine e nella simmetria, ad una strutturazione che rasenta l’informale. La spazialità si conferma come punto cardinale di un lavoro nello spazio che si snoda, ad inverare una sua discendenza astratto/geometrica, che può volere dire, una consonanza intellettuale dell’improbabilità, della diffusione del gesto, della trasparenza, della sovrapposizione, in uno sperimentalismo che non si ferma, perché non si pone obiettivi e non trova ostacoli, nella sua fenomenicità pura, assoluta, quasi, nel suo essere processualità di un accadere, che poi si ferma, per un momento, ma è pronta per ripartire, non avendo nessuna simbolicità di riferimento, ma solo la propria materialità, la propria continua composizione e scomposizione, la propria visibilità. Le opere che popolano lo studio di Gardano convivono armoniosamente abitando lo stesso spazio fisico, in una dimensione temporale sospesa. Sono loro che accolgono l’artista ogni giorno in maniera nuova, inaspettata a seconda delle luci o della colorazione, sempre diversa, con cui l’artista dispone la pittura nello spazio, in una costante ricerca di ordine e di equilibrio perfetto. “Poetico”, non tanto nel senso di vaghezza di pensiero o di ricercatezza del gesto elevato ma, in ultima analisi, effimero: si tratta di un artista che costruisce un ponte fra sé ed il mondo in modo decisamente concreto, e che adopera tutte le strategie che conosce, dalla bellezza fisica a consapevoli riferimenti pittorici, per raggiungere questo scopo. Notoriamente è difficile, se non addirittura impossibile, definire la bellezza. Eppure, l’opera di Gardano offre dei piaceri visivi apprezzabili da tutti: superfici delicate e quasi sensualmente tattili, colori e forme appena sufficientemente diversi dalla familiarità così da intrigare e stupire ogni volta lo spettatore. E sebbene i suoi colori altamente seducenti siano quasi naturali, essi si oppongono con forza a quanto affermato dall’Urna greca di Keats: la bellezza non è tutto quello che sappiamo né tutto quello che dobbiamo sapere. La storia d’artista, di Pietro Gardano, è tipicamente architetturale, quindi, queste sue liberazioni spaziali, sono una conseguenza, delle sue misure proiettate nell’ermetica del profondo, nella segnaletica autosufficiente dell’indefinito. L’opera spesso è una proiezione di ambienti, che si fanno geometria, che si fanno scrittura, trovando lo spessore di un panottico, a più schermi, che visti nel loro insieme, diventano enigma geometrico, matematico, con un suo preciso fascino visivo, quasi una carta assorbente, che da un lato si fa spugnosa, contenitrice di labirinti, che affasciano un vuoto e lo rendono pieno, dall’altro si fa tutta riflettente, come una posizione stellare che illumina un buio e rimanda indietro i segni e le macchie, di un vedere che è sospeso, ondivago, come avviene ad una lievitazione, ad una leggerezza. Un mondo intimo quello di Pietro Gardano diviso tra la ricerca della purezza assoluta e la consapevolezza della percettibile contaminazione del reale.

Eugenia Cervello
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PIETRO GARDANO "GARD"

Frantumazione dell’immagine all’interno di un campo cromatico vivace e luminoso ... per ricomporre ogni cosa sotto un’altra forma e funzione in un divenire continuo e metamorfico. Un segno avvolgente, di chiara derivazione astratta, capace di assorbire la lezione stilistica delle avanguardie riformulandola secondo una personalissima visione. Pietro Gardano pratica l’astrazione come rivelazione di nuove dimensioni dell’immaginario.

Mimmo Di Benedetto
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PIETRO GARDANO "GARD"

Ora sinuosa, ora di derivazione geometrica, la forma si muove all’interno dello spazio come generata da una spinta magmatica. La pittura di Pietro Gardano “Gard”, sulle orme delle ricerche astratte del Novecento italiano, prosegue una esplorazione pittorica coerente e suggestiva.

Mimmo Di Benedetto
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PIETRO GARDANO "GARD"

Pietro Gardano “Gard” pratica una pittura che guardando alle ricerche astratte del Novecento, soprattutto quelle italiane di “Forma 1”, si incanala in uno specifico percorso, in cui suggestioni molecolari e spazialità architettoniche si fondono in un linguaggio di assoluto rigore e coerenza stilistica. Crea così uno spazio “inquieto” dove convivono impossibili geografie, efflorescenze, intrecci naturalistici: tutto concorre a rivelare la pulsante vitalità del suo esercizio pittorico.

 
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